Moltitudini /Archivio

La SISF – Società Italiana per lo studio della Fotografia, in collaborazione con Magazzini fotografici e LAB \ per un laboratorio irregolare, propone la prima edizione di un laboratorio di approfondimento dedicato alle diverse realtà culturali, professionali e progettuali che insistono sull’esperienza della mostra fotografica.
Il Laboratorio si concentrerà sul tema del rapporto tra fotografia ed esposizione, in particolare presentando le differenti professionalità che intervengono e partecipano alla realizzazione di un evento espositivo: dalla progettazione artistica alla curatela, dall’allestimento alla comunicazione, proponendo la visita di due suggestivi luoghi della città come momento di riflessione sulle connessioni tra progettazione artistica e modalità espositive.
Il Laboratorio coinvolge figure di docenti che appartengono a mondi professionali anche molto differenti tra loro, vuole essere un’opportunità nuova e sperimentale nello scenario formativo italiano, offrendo l’occasione di conoscere da vicino la complessità del “backstage” delle mostre: una formazione indispensabile per coloro che pensano di operare nel campo degli eventi espositivi legati alla fotografia storica e contemporanea.

• A chi si rivolge
Il Laboratorio è aperto a massimo 30 partecipanti e verrà attivato al raggiungimento di minimo 25 iscrizioni.
Si rivolge a studenti universitari, allievi delle Accademie di Belle Arti e delle scuole di fotografia, fotografi e professionisti del settore, curatori museali e operatori del settore.
I partecipanti saranno selezionati in base al curriculum vitae.

• Organizzazione e costi
La quota di iscrizione è di euro 300,00 comprensiva del pernottamento per 3 notti presso Ospitalità religiosa del Santuario di San Gaetano (via San Paolo ai tribunali, 9d) con sistemazione in camere multiple, compresa la colazione.
Nel costo sono compresi anche tutti i pasti e l’iscrizione all’Associazione Magazzini Fotografici; chi non è già iscritto alla SISF per l’anno 2019 dovrà versare la quota annuale di euro 40,00.

• Iscrizione
Coloro che sono interessati a partecipare possono inviare entro il 31 ottobre 2019 la domanda di iscrizione accompagnata dal curriculum vitae all’indirizzo info@sisf.eu
Entro il 6 novembre 2019 i partecipanti selezionati saranno contattati dalla segreteria per procedere all’iscrizione e al contestuale pagamento della quota.

• Sede
Magazzini fotografici – Via San Giovanni in Porta, 32 – 80138 Napoli

• Programma
▶ Giovedì 21 novembre
Ore 15 – 18
Benvenuto e presentazione di Giovanni Fiorentino, Antonio Biasiucci e Yvonne De Rosa.
Paolo Woods / SHOW YOUR WORK!

▶ Venerdì 22 novembre
Ore 9 – 11
Antonio Biasiucci / Spazi espositivi come luoghi della progettazione: visita alla Fondazione Banco di Napoli.
Ore 11,30 – 13,30
Ulrich Pohlmann / Between Art, Technique and Propaganda. The history of photography exhibitions from 1839 to 1980.
Pausa pranzo
Ore 15 – 19
Giovanna Calvenzi / Dall’archivio alla mostra: la mediazione del curatore.
Michele Smargiassi / Come trasformare una mostra in un mostro.

▶ Sabato 23 novembre
Ore 9 – 11
Visita al Cimitero monumentale delle Fontanelle con Stefano De Matteis
Ore 11,30 – 13,30
Alberto Bianda / Da libro a mostra andata e ritorno: due mostre per Ferdinando Scianna.
Pausa pranzo
Ore 15 – 19
Laura Leonelli / La recensione. Quando le mostre raggiungono o non raggiungono la stampa.
Davide Di Gianni / La stampa fotografica come oggetto da esposizione.

▶ Domenica 24 novembre
Ore 9 – 13
François Hebel / I festival di fotografia.
Alessandra Cusani / La “comunicazione” di una mostra.
Saluti

 

 

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Foto di Antonio Biasucci

immagine per sito MAG (1)
Il 16 settembre ritorna la rassegna di Magazzini Fotografici dedicata alla fotografia al cinema.
In proiezione:
• WAR PHOTOGRAPHER
regia: Christian Frei
USA 2001, b&w, v.o. sott.ita., 96 minuti
È stato distribuito e presentato a vari festival nel 2001 “War Photographer” di Christian Frei, che ha seguito James Nachtwey, il più famoso fotografo di guerre al mondo, per un paio di anni.
Particolare l’utilizzo per la prima volta proprio in questo reportage di una telecamera montata sulla fotocamera di Nachtwey per simulare la stretta visione possibile al fotografo inquadrando le concitate scene di guerra. Anche questo fattore, oltre che alle qualità del lavoro del fotografo in questione, e alla pericolosità dei momenti delle riprese durante la guerriglia palestinese, ha contribuito a rendere famoso questo documentario che per altri versi appare un po’ demagogico e filmograficamente perfettibile.
 
Doppia proiezione h19:00 e h21:00
Contributo richiesto ai soci 2019: 3€
 
Prenotazioni a: admin@magazzinifotografici.it
immagine per sito MAG

Il 9 ottobre alle 20:30 vi aspettiamo con il nuovo appuntamento di Cinemagazzini&FilmOff, la nostra rassegna dedicata alla cine-fotografia della Nouvelle Vague realizzata in partnership con filmOff.

Per il secondo appuntamento della nuova stagione avremo in proiezione:
• LA CALDA AMANTE (LA PEAU DOUCE)
regia: François Truffaut
Francia 1964, b&n, v.o. sott.ita., 119 minuti

Sebbene oggi sia ritenuta dai critici cinematografici una delle pellicole più intense di François Truffaut, “La calda amante” si rivela in realtà un vero e proprio fiasco al momento della sua presentazione al Festival di Cannes del 1964.
Dopo l’eclatante successo di “Jules et Jim”, pubblico e critica si aspettavano da Truffaut un’altra pellicola che in qualche modo ne ricalcasse le tematiche; il regista invece, sorprendendo e soprattutto deludendo tutti quanti, si presentò con “La calda amante”: un film in cui la narrazione dell’amore perde i toni spensierati tipici della giovinezza per caricarsi di quelli cupi e decisament e più complessi di una storia di adulterio.
La pellicola tratta infatti di un sofferto triangolo amoroso destinato a finire in tragedia e, nonostante sia stata girata quasi mezzo secolo fa, oggi ci appare tutt’altro che datata per la raffinata narrazione dei profili psicologici dei soggetti coinvolti nella vicenda.
In una sceneggiatura che non brilla per originalità per quasi l’intera durata della pellicola, il modo in cui viene sviluppato il personaggio della moglie riesce a spiazzarci e, contemporaneamente, a far virare inaspettatamente il genere del film dal melodramma al noir.
Sebbene Franca ci venga presentata come l’elegante e premurosa moglie di un imprenditore di successo, rivestendo una funzione quasi decorativa, è però nel momento in cui prende coscienza dell’infedeltà del marito che assume immediatamente un diverso spessore, al punto che la vediamo meditare lentamente e attuare con freddezza l’omicidio di Pierre.
Girato in poco più di due mesi tra Parigi, Orly, Reims e Lisbona, “La calda amante” uscì in Italia in una versione tagliata di circa venti minuti rispetto a quella francese e, soprattutto, con un titolo che non aveva nulla a che vedere con il messaggio che desiderava lanciare quello originale, la cui traduzione recita “La pelle morbida”.

La partecipazione è GRATUITA per i soci 2019
Per info e prenotazioni: admin@magazzinifotografici.it

immagine per sito MAG
#cineMAGAZZINI, la nostra rassegna dedicata ai docufilm fotografici ritorna il 25 settembre con in proiezione:
• 24 FRAMES
regia: Abbas Kiarostami
Iran, Francia 2016 , colori , v.o. sott.ita., 114 minuti
 
“Mi sono sempre chiesto a quale grado l’artista punti per rappresentare la realtà di una scena. I pittori catturano solo un frame della realtà e nulla prima o dopo di esso. Per questo film ho deciso di usare foto che ho scattato nel corso degli anni. Ci ho aggiunto 4 minuti e 30 secondi di ciò che immaginavo avrebbe potuto essere accaduto o accadere prima o dopo l’immagine che avevo catturato”.
Si potrebbe definirlo un testamento ma è di fatto qualcosa di diverso e di più significativo.
Il cinefilo, perché non è certo al pubblico tout court a cui Kiarostrami si rivolge, viene invitato a lasciarsi accompagnare in 24 stazioni di un percorso che fonde le origini del cinema con il suo futuro. Perché quasi tutte le 24 inquadrature sono fisse come quelle del cinema dei Lumière ma l’intervento che viene operato su di esse è spesso supportato dalle tecnologie attuali più avanzate.
L’apertura è dedicata a un capolavoro della pittura, quel “Cacciatori nella neve” di Pieter Bruegel il Vecchio che consente anche un omaggio (non si sa se esplicito o inconscio) ad Andrej Tarkovskij e al suo Lo specchio in cui si riproduceva il quadro con personaggi reali. Qui un camino inizia a fumare, i corvi si librano nel cielo
gracchiando, un cane si aggira intorno mentre inizia a nevicare.
I corti si susseguono, scanditi dalla numerazione e in essi prevale la presenza della Natura sia sotto forma animale che come manifestazione degli elementi. Lo sguardo ritrova il tempo per percorrere le inquadrature accompagnato da suoni e rumori e, talvolta, da musiche in frames in cui un efficace bianco e nero prevale.”
 
Doppia proiezione h19:00 e h21:00
Contributo richiesto ai soci 2019: 3€
Prenotazioni a: admin@magazzinifotografici.it
immagine per sito MAG

Il 18 settembre alle 20:30 vi aspettiamo, in anteprima sulla riapertura stagionale, per inaugurare la nuova stagione di Cinemagazzini&FilmOff, la nostra rassegna dedicata alla cine-fotografia della Nouvelle Vague realizzata in partnership con filmOff.

Per il primo appuntamento della nuova stagione partiamo con una doppia proiezione:
1 • IL DISPREZZO (LE MÉPRIS)
regia: Jean-Luc Godard
Francia 1963, colore,103 minuti
Tratto dall’omonimo romanzo del 1954 di Alberto Moravia.

“Il disprezzo offre a Godard, per la prima volta, la possibilità di parlare direttamente del mondo del cinema, delle relazioni ambigue intrattenute fra un produttore, un cineasta, uno sceneggiatore e una diva […]. Come ha confidato lo stesso Moravia a Enzo Siciliano, il suo romanzo è ispirato a una disavventura accaduta nella vita dello scrittore Vitaliano Brancati, che il romanziere ha incrociato durante un’esperienza comune, perché ha assistito da vicino alla preparazione di Ulisse, girato da Mario Camerini nel 1953 con Kirk Douglas e Silvana Mangano. Brancati, che lavorava per il cinema in modo esclusivamente mercenario, allo scopo di poter offrire una casa a sua moglie, si è visto lasciare da questa proprio il giorno stesso in cui è riuscito ad acquistarla. Ecco un secondo aspetto del romanzo che interessa Godard: l’anatomia del fallimento di una coppia. Come, bruscamente, ciò che era amore si trasforma in indifferenza, e peggio ancora, in “disprezzo” per l’altro… Quali sono i meccanismi improvvisi ma irrimediabili del disamore? Per Godard cineasta […] da lungo tempo affascinato dai legami fra il denaro e l’arte, come per Godard marito di Anna Karina, quest’uomo che sente la moglie sfuggirgli, Il disprezzo rappresenta allora un doppio soggetto di interesse, quasi autobiografico. […]”
Antoine de Baecque, Godard. Biographie, Grasset, Paris 2010

&
2 • PAPARAZZI
regia: Jacques Rozier
Francia 1963, b&n, v.o. sott.ita., 18 minuti

“Jacques Rozier gira Paparazzi nel 1963, a Capri, a margine della lavorazione del film di Jean-Luc Godard
Il disprezzo. Godard aveva conosciuto Rozier scoprendo nel 1958 il suo Blue Jeans. Nel frattempo Rozier ha realizzato Adieu Philippine (Desideri nel sole, 1962), e l’amicizia tra i due, nonché il loro comune coinvolgimento nella nouvelle vague, incoraggiano Rozier a proporsi a Godard come autore del making del suo film.
Il disprezzo è un film particolarmente atteso: vi s’incontrano due figure opposte del cinema, la star incontestata del cinema francese del momento e il giovane cineasta della nouvelle vague. Rozier scopre la quantità di fotografi che inseguono la star, e che, da quando Fellini li ha battezzati così, si chiamano paparazzi, termine sconosciuto in Francia.Sulla base di una ricostruzione documentaria (il film comincia con
l’incontro a Capri tra Brigitte Bardot e Jean-Luc Godard), Rozier propone senza indugi, in modo originale e calcolato insieme, grazie a un gioco di campi e controcampi, un dialogo tra B.B. e tre paparazzi. Con una regia e un montaggio particolarmente dinamico, che danno al film un carattere di modernità sempre attuale.
E una colonna sonora che fa vivacemente la sua parte: rumori e parole che si accavallano in piena libertà. Mentre la musica dà ritmo e cadenza alle inquadrature. Il ritmo sostenuto del film accompagna la tensione tra paparazzi e troupe. Rozier è divertito da questo clima nervoso, al quale dà un’impronta estrosa e burlesca, una tonalità che ritroveremo nella maggioranza dei suoi film.Come Renoir e Vigo, Rozier è un cineasta libero.
Osserva costantemente con sguardo distaccato e divertito il mondo che va scoprendo, e che traduce in immagini con la sua poesia e con la complicità di personaggi carismatici o pittoreschi.”
Hervé Pichard

La partecipazione è GRATUITA per i soci 2019
Per info e prenotazioni: admin@magazzinifotografici.it

immagine per sito MAG

La tredicesima edizione del nostro format spazioFOTOcopia è in collaborazione con il festival Castelnuovo Fotografia!

Il tema è stato scelto in occasione della prossima edizione del festival, con la direzione artistica di Elisabetta Portoghese, dedicato al flusso migratorio.
L’evento avrà varie forme:
– la mostra collettiva a Magazzini Fotografici che inaugurerà venerdì 20 settembre 2019 alle 19.00
– uno slideshow con i migliori lavori selezionati che saranno proiettati nelle giornate inaugurali del festival (sabato 28 e domenica 29 settembre 2019).

Le fotografie migliori tra quelle selezionate, oltre a far parte della mostra e della proiezione, saranno pubblicate sul num. 9 della nostra zine #M che troverete sia a Castelnuovo Fotografia che nel bookshop di Magazzini Fotografici.

PER PARTECIPARE
-minimo 5 massimo 10 immagini;
-30 x 20 cm;
-300 dpi;
-nominare i file con Nome_ Cognome_ Luogo_ Anno;
(ad es. Mario_Rossi_Perù_1975)
-una breve bio.

Inviate i file in una cartella zip tramite wetransfer a magazzinifotografici@gmail.com, entro e non oltre domenica 8 settembre 2019-
N.B.: Non si accettano altre modalità di invio se non tramite la piattaforma wetransfer.
In caso di progetto fotografico, inviate anche una sinossi del lavoro.
Qui tutti i dettagli sul nostro format #spazioFOTOcopia.

immagine per sito MAG

Il 21 e 22 settembre 2019 Valentina Medda presenta a Magazzini fotografici il workshop Fotografare con il corpo, un corso per imparare a fotografare attraverso l’uso dei 5 sensi.

DESCRIZIONE CORSO

Partendo dal presupposto che per fotografare un luogo sia necessario “sentirlo”, il laboratorio si pone come obbiettivo quello di offrire ai partecipanti degli strumenti di osservazione dello spazio urbano che passino per la sua esplorazione fisica, spostando l’atto del guardare dagli occhi al corpo.
Attraverso degli esercizi presi dalla pratica artistica e performativa di Valentina,  gli studenti impareranno a leggere la città usando il proprio corpo e i propri sensi come unità di misura e di valutazione.  La condivisione di brevi letture scelte e di alcuni lavori artistici stimoleranno inoltre una riflessione sulla natura dei luoghi stessi e la loro accessibilità, in modo da tornare al mezzo fotografico -e al proprio corpo- con uno sguardo più originale e critico.
Le due giornate laboratoriali sono articolate in 4 sezioni, di cui le prime tre, Guardare lo spazio, Sentire lo Spazio e Occupare lo Spazio, sono esplorative e fisiche,  mentre  la quarta, Fotografare con il Corpo, è dedicata all’atto del fotografare.

Giorno 1 | Guardare e Sentire lo spazio
11:00/18:00

Il primo giorno, dopo un’ introduzione al corso e un giro di presentazione degli studenti, verranno studiati alcuni lavori e letti stralci di un testo che interroga le modalità del guardare.
Si proseguirà subito con la pratica, attraverso due esercizi, uno collettivo e l’altro individuale, in cui gli studenti saranno spinti a interrogarsi su “cosa guardano quando guardano”, e su come possono interagire con il contesto architettonico. Fra i due esercizi, intervallati da una pausa pranzo, si tornerà in classe per confrontarsi sulle rispettive esperienze.
Non è richiesta la macchina fotografica in questa fase di lavoro.

Giorno 2 | Occupare lo spazio e Fotografare con il corpo
11:00/18:00

Il secondo giorno è prevista una prima fase di lavoro sulla messa in evidenza dei limiti dello spazio urbano, attraverso un esercizio in cui i partecipanti, divisi per coppie,  compiranno in un luogo da loro scelto delle semplici azioni sulla base delle istruzioni di Valentina. Poi si passerà all’atto del fotografare dove verrà chiesto agli studenti di tornare sui luoghi esplorati nei giorni precedenti, di interrogandosi sulle questioni venute fuori durante il laboratorio e di produrre ognuno un massimo di 5 scatti.
La giornata si concluderà in classe, dove saranno guardate le immagini catturate e dette le ragioni dietro gli scatti.
Tutti gli esercizi del workshop sono all’esterno.
È preferibile indossare abiti comodi e che possono essere sporcati.

Il laboratorio è rivolti a fotografi non principianti -professionisti o meno- o ad artisti visivi interessati all’uso del mezzo fotografico.
Non è invece necessaria nessuna esperienza fisica particolare.

Costo del laboratorio:  120€ + tessera associativa

Per iscrizioni vmedda@gmail.com

Valentina Medda è un’artista interdisciplinare e performer proveniente dall’underground politico italiano. Laureata in filosofia e con una formazione nella danza e nel teatro fisico, dopo aver lavorato come performer per Anna Albertarelli e altri progetti indipendenti, si è dedicata completamente alle arti visive, diplomandosi all’ICP di NY.

Negli ultimi anni è stata artista in residenza, al BAR di Beirut, alla Cité de arts e Le Couvent de Recollet a Parigi, a Flux Factory a NY, a Les bains connective a Brussels, OPEN/CARE a Milano. Fra i premi e le fellowships ricevute, si contano il Roberto Cimetta Mobility Grant, il Kodad Color Elite, la Immigrant Artist Mentorship della New York Foundation for the Arts, il TINA Art Prize. Il suo lavoro e’ stato esibito in italia e all’estero, da NY a Praga e Parigi.

Come educatrice, ha insegnato allo Spazio Labò di Bologna, alla Cooperativa Anni Verdi di Bologna e in vari spazi della scena culturale underground –MACAO a Milano,  Fivizzano27 a Roma  e Flux Factory a NY– oltre  ad essere stata Artist Mentor per la New York Foundation for the Arts per tre anni consecutivi. Al momento sta portando in giro  due workshop –Performing Spaces e Fotografare con il corpo– che  considera come declinazioni della sua pratica artistica.

Il suo lavoro si snoda tra la performance, l’immagine e l’intervento/installazione, situandosi al confine labile che delimita, e lega, pubblico e privato, corpo e architettura, città e appartenenza sociale.

Fra i suoi prossimi progetti la partecipazione alla 49a edizione di Santarcangelo Festival, la mostra Body in Exile alla Geary Contemporary di NY, la presentazione del progetto di mappatura partecipativo Cities by Night presso la Biblioteca Comunale di Imola, e il Tour Untitled# attraverso varie città Italiane.

Valentina attualmente vive e lavora a Bologna.

www.valentinamedda.com
IG val3n_NY

 

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Quinto ed ultimo appuntamento della stagione per Behind the Icons, il format tenuto da Roberta Fuorvia, che ci porta alla scoperta delle storie dietro le immagini.

Il 27 giugno alle 19:00 chiudiamo questo primo capitolo con il controverso scatto di Neil Leifer “Muhammad Alì VS Sonny Liston”.

La foto raffigura Muhammad Ali, che all’epoca si chiamava ancora Cassius Clay, nell’instante in cui mette al tappeto Sonny Liston.
A Campione del Mondo dei Pesi Massimi già celebrato, dopo la prima sfida vinta da Ali, questo secondo match venne organizzato per la rivincita di Liston un anno dopo.
L’andamento della sfida resterà avvolto per sempre nel mistero.

Ne parliamo il 27 giugno alle 19:00.

La partecipazione è GRATUITA per i soci 2019.
Per info e prenotazioni: eventi@magazzinifotografici.it

sito

Per l’ultimo appuntamento della stagione con #cineMAGAZZINI in proiezione il 26 giungo il docufilm “La lente delle meraviglie“, ritratto di uno dei più grandi fotografi del XX secolo, Robert Doisneau.

• Grazie a un ricco archivio di immagini inedite, interviste ai suoi amici, “complici” e rarissimi video di repertorio, La lente delle meraviglie è lo straordinario ritratto di uno dei più grandi fotografi del XX secolo, noto per capolavori immortali come “Il bacio” e per un approccio profondamente umanista verso l’Arte. Il film racconta la sua vita da giovane ragazzo delle periferie fino a diventare una superstar della fotografia, mostrando tutta la sua determinazione a divenire il più grande “ritrattista della felicità umana”.

Doppia proiezione h19:00 e h21:00
Contributo richiesto ai soci 2019: 3€

Prenotazioni a: admin@magazzinifotografici.it

Pino Musi_Border Soundscapes_cop

Il 19 giugno alle 19:00 Pino Musi presenta a Magazzini Fotografici il suo ultimo libro “Border Soundscapes”, edito da Artphilein Editions. In occasione della presentazione l’autore dialogherà con Antonello Scotti su questioni legate al pensiero progettuale ed alla pratica del fare libro.

La realizzazione di “Border Soundscapes” prende origine dall’ascolto di “String Quartet (II)” (God Records, 2008), un’opera di Morton Feldman, esponente di spicco della Indeterminate Music.
Come in un percorso di “indeterminacy”, le immagini di Musi si sviluppano in una traiettoria tangente ai grandi svincoli delle superstrade – del périphérique – seguendo la costante di una monotonia che ci immerge in terre di nessuno dove si espandono i grandi cantieri a proporre massicci agglomerati abitativi, per il momento ancora privi di vita umana.
Siamo quindi attratti in un continuum, in cui la materia è stilizzata e resa omogenea dal fluire dei dati. L’astrazione, nelle immagini di Musi, deve essere pensata a partire dalla sua dimensione quantitativa – geometrica, digitale, informatica, elettronica –, idea che si spinge al di là di una banale formalizzazione estetizzante delle strutture. Musi non è alla ricerca di un bello qualitativo ma di un sublime quantitativo. Un sublime che opprime, e che delude ogni forma di conoscenza.

Pino Musi è nato a Salerno nel 1958 e attualmente vive a Parigi.

Si avvicina alla fotografia all’età di quattordici anni, quando inizia ad apprendere da autodidatta la tecnica del bianco e nero.
Nel tempo, il suo lavoro si interseca con molteplici aree di interesse,
dall’antropologia all’architettura, dall’archeologia alla produzione industriale.
Contraddistinta dall’insistente sperimentazione sulla forma, mai fine a se stessa, ma parte di un percorso progettuale coerente, la ricerca di Pino Musi trova modalità di espressione privilegiata nella
realizzazione di libri ed in particolare di libri d’artista, ricevendo importanti riconoscimenti internazionali.
Opere originali dell’autore fanno parte di importanti collezioni private e pubbliche, in Italia e all’estero, fra cui quelle della Fondazione Rolla, della Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, della Fondazione Fotografia di Modena, del FRAC (Fonds régional d’art contemporain) Bretagne.

Antonello Scotti nasce a Pozzuoli nel 1961, vive e lavora a Napoli.
Si forma all’Accademia di Belle Arti di Napoli, frequentando il corso di pittura. Già dagli anni ’80 inizia la sua attività di artista con interventi in spazi pubblici e privati, sia in Italia che all’estero, privilegiando per lo più la Francia. Oltre alla pittura fortemente concettuale, il suo interesse si è esteso alla fotografia, in modo particolare all’editing delle immagini; interessandosi di fatto ad una lettura volta a quanto di latente è presente all’interno di un impianto iconografico. Questo sapere acquisito lo ha applicato alla costruzione di un’idea, in evoluzione, del cosiddetto photobook, inteso come momento concreto di riflessione, atto a stabilire quell’incipit teorico-metodologico, su come non fare un “catalogo” di fotografie. Pertanto scrive: “Per non fare un photobook è necessario rendere irriconoscibile il percorso narrativo, irriconoscibile nel senso che una configurazione quanto più è frammentaria tanto più il significato, esplicito o remoto, è non riconoscibile. Ovvero alterare quegli assiomi di certezza presenti di sovente in quella tipologia di libro: la struttura consequenziale, data per assonanze di forme, per contiguità cromatica, per contrappunti di pieni e vuoti, etc…”.
Negli ultimi tempi Antonello Scotti svolge, insieme al fotografo e amico Pino Musi, uno studio sul rapporto tra testo e immagine, dove il verbale e il visivo collidono in una dialettica antinomica.