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Il 29 ottobre 2021 inaugura a Magazzini Fotografici la mostra di Aminta Pierri “L’unghia del leone”, a cura di Aminta Pierri e Pamela Piscicelli.

Il progetto, dedicato all’opera del poeta Michele Pierri – nonno dell’autrice, con il suo concept profondamente introspettivo e spirituale si inserisce all’interno di una programmazione di mostre ed eventi interamente dedicata al tema dell’intimità.

“Il progetto Magazzini Fotografici, come presidio culturale, si presta nell’arco delle sue attività ad una funzione generatrice di benessere collettivo e individuale, un hub culturale che favorisce l’attivazione di un tessuto sociale con cui condividere nuove proposte culturali e la promozione di giovani autori.  

Prosegue così, dopo la mostra di Moira Ricci ‘20.12.53 – 10.08.04, un itinerario tra lavori fotografici che si propongono di descrivere e raccontare, attraverso chiavi di lettura molte diverse tra loro, i legami affettivi più autentici, profondi ed incondizionati”, sottolinea la Presidente e Art Director dell’APS Yvonne De Rosa.

L’unghia del leone è il titolo dei primi scavi interiori del poeta Michele Pierri – napoletano di nascita, di formazione medica e filosofica, poeta dell’ermetismo e orfismo italiano a cui il lavoro  è dedicato.

Nei versi del poeta, Aminta Pierri ritrova il ricordo di qualcosa di avvenuto, un ricordo di insegnamento e via da seguire, un ricordo che agisce e si scolpisce così nel presente. Le immagini e le parole diventano specchi, oggetti di riflesso vissute come posizione rispetto alla vita. I frammenti di memoria si cristallizzano così per diventare simbolo del presente, nella ricerca di un’espressione di luogo attraverso le immagini di appropriazione, i testi e la voce del poeta.

Come racconta l’autrice: “Ascoltare il racconto di una vita e i versi che l’hanno attraversata, circondata dai libri che ne sono nati e dalle persone che l’hanno condivisa, ha sempre voluto dire spingersi nella ricerca di un legame che non volevo fosse solo di sangue. Seguendo le tracce e i ricordi che nel tempo sono diventati i miei, la loro lettura è stata una comprensione e un accompagnamento in momenti in cui aspettavo che passasse l’onda dell’attacco di panico. Queste parole mi hanno teso la mano e sono state con me fino alla fine.

Per questo motivo il libro di Michele Pierri è diventato nel 2012 titolo del lavoro della nipote Aminta.

Il menabò del libro è stato esposto al Photobook La Pelanda Macro Testaccio nel 2012, e pubblicato successivamente da Witty Books nel 2014, presentato al Paris PhotoBookClub in occasione dell’Off Paris Photo dello stesso anno. Nel 2016 ha visto la sua seconda edizione.
In occasione della mostra a Magazzini Fotografici uscirà un’edizione speciale del libro.

Aminta Pierri – Taranto 1983 – è laureata in Scienze della Comunicazione con una tesi in fotografia e filosofia dell’immaginazione e traduzione intersemiotica. Diplomata per il III Master alla Scuola Romana di Fotografia nel 2013 e nel 2014 alla Luz Agenzy di Milano è particolarmente dedita alla ricerca di come l’eredità della memoria influenzi la percezione del presente, intendendo e utilizzando la fotografia come scavo materiale di irrealtà.

Michele Pierri – Napoli 1899, Taranto 1988 – figlio d’un alto magistrato, partecipa da volontario alla prima guerra mondiale sul fronte dalmata. Dopo la laurea in medicina, cui associa lo studio delle dottrine religiose orientali con Giuseppe De Lorenzo dell’Università di Napoli, tra i primi traduttori di testi buddisti e di Schopenhauer, e la prima attività poetica, ha esperienze anarchiche e da operaio meccanico in Francia, è medico di bordo sui piroscafi che fanno rotta per il Sud-America, diviene assistente di Giuseppe Moscati nella prima clinica medica di Napoli. Nel 1926 si sposa con Aminta Baffi e si trasferisce a Taranto dove svolge una lunga attività di chirurgo compiendo anche arditi interventi di traumatologia cardiaca. Svolge attività di avversione al regime fascista e nel 1933 viene arrestato. Durante i nove mesi di carcerazione si converte al cristianesimo. Nel 1936 è ufficiale medico nella guerra d’Abissinia. Dopo il secondo conflitto mondiale è tra i fondatori del partito cristiano sociale e dirige alcuni giornali locali d’opinione. Abbandonata l’attività politica si dedica a quella letteraria con una poesia autonoma che partendo dal dato orfico-religioso evolve dalla sacralità dell’uomo a quella d’ogni minima forma di vita, per approdare infine ad una tormentata ricerca teologica tesa alla comprensione del divino. Nel 1984 sposa in seconde nozze Alda Merini. Tra i poeti e letterati più vicini a Pierri si annoverano Carlo Betocchi, Giorgio Caproni, Luigi Fallacara, Giuseppe Ungaretti, Oreste Macrì, Giacinto Spagnoletti, Donato Valli.