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Il 29 ottobre 2021 inaugura a Magazzini Fotografici la mostra di Aminta Pierri “L’unghia del leone”, a cura di Aminta Pierri e Pamela Piscicelli.

Il progetto, dedicato all’opera del poeta Michele Pierri – nonno dell’autrice, con il suo concept profondamente introspettivo e spirituale si inserisce all’interno di una programmazione di mostre ed eventi interamente dedicata al tema dell’intimità.

“Il progetto Magazzini Fotografici, come presidio culturale, si presta nell’arco delle sue attività ad una funzione generatrice di benessere collettivo e individuale, un hub culturale che favorisce l’attivazione di un tessuto sociale con cui condividere nuove proposte culturali e la promozione di giovani autori.  

Prosegue così, dopo la mostra di Moira Ricci ‘20.12.53 – 10.08.04, un itinerario tra lavori fotografici che si propongono di descrivere e raccontare, attraverso chiavi di lettura molte diverse tra loro, i legami affettivi più autentici, profondi ed incondizionati”, sottolinea la Presidente e Art Director dell’APS Yvonne De Rosa.

L’unghia del leone è il titolo dei primi scavi interiori del poeta Michele Pierri – napoletano di nascita, di formazione medica e filosofica, poeta dell’ermetismo e orfismo italiano a cui il lavoro  è dedicato.

Nei versi del poeta, Aminta Pierri ritrova il ricordo di qualcosa di avvenuto, un ricordo di insegnamento e via da seguire, un ricordo che agisce e si scolpisce così nel presente. Le immagini e le parole diventano specchi, oggetti di riflesso vissute come posizione rispetto alla vita. I frammenti di memoria si cristallizzano così per diventare simbolo del presente, nella ricerca di un’espressione di luogo attraverso le immagini di appropriazione, i testi e la voce del poeta.

Come racconta l’autrice: “Ascoltare il racconto di una vita e i versi che l’hanno attraversata, circondata dai libri che ne sono nati e dalle persone che l’hanno condivisa, ha sempre voluto dire spingersi nella ricerca di un legame che non volevo fosse solo di sangue. Seguendo le tracce e i ricordi che nel tempo sono diventati i miei, la loro lettura è stata una comprensione e un accompagnamento in momenti in cui aspettavo che passasse l’onda dell’attacco di panico. Queste parole mi hanno teso la mano e sono state con me fino alla fine.

Per questo motivo il libro di Michele Pierri è diventato nel 2012 titolo del lavoro della nipote Aminta.

Il menabò del libro è stato esposto al Photobook La Pelanda Macro Testaccio nel 2012, e pubblicato successivamente da Witty Books nel 2014, presentato al Paris PhotoBookClub in occasione dell’Off Paris Photo dello stesso anno. Nel 2016 ha visto la sua seconda edizione.
In occasione della mostra a Magazzini Fotografici uscirà un’edizione speciale del libro.

Aminta Pierri – Taranto 1983 – è laureata in Scienze della Comunicazione con una tesi in fotografia e filosofia dell’immaginazione e traduzione intersemiotica. Diplomata per il III Master alla Scuola Romana di Fotografia nel 2013 e nel 2014 alla Luz Agenzy di Milano è particolarmente dedita alla ricerca di come l’eredità della memoria influenzi la percezione del presente, intendendo e utilizzando la fotografia come scavo materiale di irrealtà.

Michele Pierri – Napoli 1899, Taranto 1988 – figlio d’un alto magistrato, partecipa da volontario alla prima guerra mondiale sul fronte dalmata. Dopo la laurea in medicina, cui associa lo studio delle dottrine religiose orientali con Giuseppe De Lorenzo dell’Università di Napoli, tra i primi traduttori di testi buddisti e di Schopenhauer, e la prima attività poetica, ha esperienze anarchiche e da operaio meccanico in Francia, è medico di bordo sui piroscafi che fanno rotta per il Sud-America, diviene assistente di Giuseppe Moscati nella prima clinica medica di Napoli. Nel 1926 si sposa con Aminta Baffi e si trasferisce a Taranto dove svolge una lunga attività di chirurgo compiendo anche arditi interventi di traumatologia cardiaca. Svolge attività di avversione al regime fascista e nel 1933 viene arrestato. Durante i nove mesi di carcerazione si converte al cristianesimo. Nel 1936 è ufficiale medico nella guerra d’Abissinia. Dopo il secondo conflitto mondiale è tra i fondatori del partito cristiano sociale e dirige alcuni giornali locali d’opinione. Abbandonata l’attività politica si dedica a quella letteraria con una poesia autonoma che partendo dal dato orfico-religioso evolve dalla sacralità dell’uomo a quella d’ogni minima forma di vita, per approdare infine ad una tormentata ricerca teologica tesa alla comprensione del divino. Nel 1984 sposa in seconde nozze Alda Merini. Tra i poeti e letterati più vicini a Pierri si annoverano Carlo Betocchi, Giorgio Caproni, Luigi Fallacara, Giuseppe Ungaretti, Oreste Macrì, Giacinto Spagnoletti, Donato Valli.

immagine per sito MAG

A partire dal 24 settembre 2021 prende il via una nuova ricca stagione di eventi ed attività legate alla promozione della fotografia nell’APS Magazzini Fotografici.

Il  tema scelto questa prossima stagione è l’intimità, argomento che lascia volutamente spazio alle interpretazioni, con il preciso intento di portare nella programmazione, attraverso la personale lettura fotografica di autori noti ed esordienti, la complessità delle relazioni più profonde, siano esse tra esseri umani, tra uomo e natura, tra uomo e ambiente.

unnamed (1.1)Ad inaugurare la stagione è il viaggio emotivo nelle relazioni tra genitori e figli, più precisamente tra madre e figlia, offerto dalla delicata chiave di lettura di Moira Ricci. L’autrice nel progetto 20.12.53 – 10.08.04 crea una collisione temporale tra presente e passato, collocandosi con delicati interventi digitali nelle vecchie fotografie di famiglia, sulle tracce del legame profondo e viscerale con la propria madre, prematuramente scomparsa, le cui date di nascita e morte danno il titolo alla serie.

Un lavoro di recupero e memoria, lungo dieci anni e concluso nel 2014, che inizia subito dopo la scomparsa della madre, nel tentativo di ritrovare, attraverso il ricordo, del tempo da trascorrere insieme: “Avevo un bisogno insopportabile di vederla viva, di poterla riavere e di recuperare il tempo che ho passato senza di lei. Le fotografie in cui era presente mia madre mi sembravano l’unica realtà in cui volevo essere o l’unica possibilità che avevo di entrarvi per un breve momento”.

L’artista rielabora digitalmente foto intime e familiari ritrovate in vecchi album, inserendo la sua figura accanto aunnamed quella della madre, cui rivolge sempre lo sguardo, pur rimanendo esterna al contesto. La incontra così virtualmente, in diversi momenti della sua vita e prima della sua improvvisa scomparsa, eludendo in questo modo ogni distanza temporale.
Ad ogni immagine rielaborata dall’artista corrisponde un’analisi attenta del luogo e dello spazio, che tiene in considerazione la luce, le altre persone e la posizione da occupare all’interno di ogni fotografia. Per entrare in questi ricordi, Moira Ricci, trasforma la sua immagine vestendo abiti, suoi e di sua madre, in linea con l’epoca della foto, nel tentativo di entrare con rispetto e delicatezza nei contesti e nelle ambientazioni originali.

Moira Ricci (Italia, 1977) vive e lavora in Italia. La sua ricerca artistica è principalmente incentrata sul riferimento autobiografico. Ad interessarle sono tematiche legate alla formazione delle identità individuali e sociali, alla storia familiare, al concetto di casa e terra e allo speciale legame umano che si instaura con questi. A tal fine sfrutta gli strumenti messi a disposizione dalla tecnologia per rafforzare il suo personale discorso sull’immagine  popolare. Per raccontare eventi personali e storie, sceglie un approccio olistico in grado di offrirle una visione completa e non discontinua sulla totalità dei ricordi e dei frammenti presenti nella memoria.

L’immagine, diversamente dalle parole, è fin dalla sua infanzia lo strumento con cui riesce più facilmente ad esprimere opinioni e punti di vista. Un linguaggio semplice ed immediato di cui predilige la fotografia e il video.

I suoi lavori sono stati esposti in importanti musei di tutto il mondo. Tra le sue mostre in Italia e all’estero ricordiamo: Marubi National Museum of Photography, Shkodër, Albania (2018); Palazzo delle Esposizioni, Roma, Italia (2016); La Triennale, Milano, Italia (2016); Istituto Italiano di Cultura, Londra, Inghilterra (2016); Song Eun Art Space, Seoul, Corea del Sud (2014); Futura Center for Contemporary Art, Praga, Česko-Slovensko (2012); Centro Culturale Montehermoso Kulturunea, Vitoria-Gasteiz, Espana (2011); Le Festival D’Arts Visuels Images, Vevey, Suisse (2010); Musée des beaux-arts, Quimper, Francia (2010); Strozzina – Palazzo Strozzi, Firenze, Italia (2009); Fotografia Les Rencontres D’Arles, Arles, Francia (2009); Location1’s Gallery, New York (2008).

Opening: 24 settembre – dalle 11:00 alle 21:00
ℹ L’evento si svolgerà nel rispetto dei termini e condizioni vigenti per l’emergenza sanitaria COVID-19 in corso. Obbligo presentazione Green Pass o tampone negativo nelle ultime 48h.

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Intimità :  è questa il tema scelto dalla direzione artistica di Magazzini Fotografici per la nuova stagione di eventi 2021/2022. A partire dal 24 settembre 2021, con l’opening della mostra di Moira Ricci “20.12.53 – 10.08.04”, prende il via un ricco programma di mostre che delineano, in una descrizione eterogenea, tutte le sfumature che si celano dietro questo termine dai molteplici significati.

Un tema che lascia volutamente spazio alle interpretazioni, con il preciso intento di portare nella programmazione, attraverso la personale lettura fotografica di autori noti ed esordienti, la complessità delle relazioni più profonde, siano esse tra esseri umani, tra uomo e natura, tra uomo e ambiente.

La pluralità di sfumature ed accezioni possibili dietro la parola intimità è volta ad approfondire proprio le relazioni umane in tutta la loro estensione, da quella affettiva e privata, a quella sociale, amichevole, pubblica.

Ad inaugurare la stagione è il viaggio emotivo nelle relazioni tra genitori e figli, più precisamente tra madre e figlia, offerto dalla delicata chiave di lettura di Moira Ricci. L’autrice nel progetto 20.12.53 – 10.08.04 crea una collisione temporale tra presente e passato, collocandosi con delicati interventi digitali nelle vecchie fotografie di famiglia, sulle tracce del legame profondo e viscerale con la propria madre, prematuramente scomparsa, le cui date di nascita e morte danno il titolo alla serie.

Seguiranno a questa prima mostra, in allestimento dal 24 settembre al 31 novembre 2021, nuove esposizioni che propongono diverse letture della tematica scelta, tra cui Lisetta Carmi con la mostra Genova, un viaggio nella città raccontata dall’autrice, un ritratto intimo dove riscoprire le non poche analogie che legano la città natale della fotografa alla nostra Napoli.

Sarà così tracciato, nel corso dell’anno, un itinerario tra lavori fotografici che si propongono di descrivere e raccontare, attraverso chiavi di lettura molte diverse tra loro, i legami affettivi più autentici, profondi ed incondizionati.

Simona Filippini Rome Love

Magazzini Fotografici riaprirà le sue porte dopo questo lungo periodo di pausa ed ospiterà nei suoi spazi, a partire dal 2 giugno 2021, la mostra Rome LOVE di Simona Filippini, curata da Chiara Capodici.

Il progetto Rome LOVE, nato nel 1993, è un racconto delicato e profondo scritto dalla fotografa con le istantanee della sua polaroid in oltre 26 anni e che vede protagonista la sua città natale. Nelle fotografie dell’autrice possiamo ammirare un’insolita Roma, una capitale sospesa, silenziosa, fotografata nelle calme giornate d’estate, periodo in cui la metropoli riposa e respira dopo lunghi mesi di frenetica attività.

Nel progetto Rome LOVE la antiche rovine della città e l’importanza della sua gloriosa storia sono affiancate alla moderna e multietnica capitale europea, descritta attraverso la varietà dei suoi volti, la complessità dei suoi edifici, delle strade e della sua rigogliosa natura.

Dopo aver lavorato per alcuni anni a Parigi, assistente di Paolo Roversi poi free lance, Simona Filippini inizia il progetto al suo rientro a Roma, e con uno sguardo attento e curioso percorre, riscopre e descrive uno spazio urbano che da allora, 26 anni fa, non ha più smesso di fotografare. Nello sviluppo di questo progetto a lungo termine cambia negli anni molti modelli di Polaroid, ma rimane sempre fedele al suo peculiare film e alla sua distintiva impronta stilistica.

Come spiega la curatrice del progetto Chiara Capodici: “Lavorare con la polaroid significa provare ad afferrare lo scorrere di un fiume, fermarlo per vederlo subito emergere, a volte quasi come pura astrazione, in una visione ampia che respira avvicinando l’antico, il monumentale, il contemporaneo e i dettagli che fanno la vita quotidiana, il familiare e quanto ancora sembra sconosciuto. […] Il dialogo fra le immagini che Simona realizza con le sue polaroid ha bisogno di esprimersi attraverso relazioni interne, in dittici e trittici che creano fra di loro corrispondenze e rispondenze, rimandi con immagini singole che si relazionano a un insieme più ampio. Attraverso il piccolo formato che a volte si ingrandisce e rende esplicita l’atmosfera pittorica, a tratti quasi astratta di cui si nutre il suo immaginario visivo. Le sue composizioni sono addensamenti narrativi che permettono, a lei moderna esploratrice urbana, di orientarsi, e tracciare nuove mappe e geografie emozionali.”

L’emblematico titolo della mostra “Rome LOVE” descrive il rapporto di reciproca intesa che l’autrice instaura con una Roma al tramonto, vissuta e attraversata nelle ore tarde del giorno. I dettagli fotografati, tra cui gli angoli in ombra della città e le tante insegne luminose, caratterizzano e identificano Roma nella sua unicità e descrivono una narrazione personale ed intima, riflesso della storia e del vissuto dell’autrice.

Simona Filippini

Laureata al Dams con una tesi in Storia e critica della Fotografia, diplomata presso l’istituto Superiore di Fotografia e Comunicazione Integrata di Roma nel 1988 ed è l’assistente di Paolo Roversi a Parigi dal 1989 al 1991.
Collabora assiduamente con numerose aziende nazionali e internazionali, pubblica testi e fotografie su Sette del Corriere della Sera, Venerdì di Repubblica, L’Unità, Le Città Nuove, DWF, Nouvel Observateur, tra i magazine più importanti.
Nel 2008 fonda l’associazione CAMERA 21- fotografia contemporanea.
Cura il progetto DI LEI, donne globali raccontano, nel quale 10 donne immigrate raccontano fotograficamente il quotidiano delle famiglie italiane presso le quali lavorano, ne cura la mostra a Palazzo Valentini a Roma e il catalogo ed. Iacobelli (2009).
Il progetto è stato esposto in numerose città italiane ed estere.
Idea il progetto partecipato Femminile, plurale, dove 72 donne di ogni età fotografano la parte di corpo che preferiscono di sé, ne cura la mostra e il catalogo ed. Iacobelli (2010).
Idea il progetto partecipato BOX21, ritratti in piazza, realizzato in numerosi festival sul territorio nazionale.
È regista e co-regista dei cortometraggi Italiani per Costituzione e 25, 2013. A Scuola anch’io, 2018. 42 gradi Nord/12 gradi Est, 2019
Collabora con numerosi istituti scolastici pubblici e privati presso i quali cura seminari e laboratori di educazione all’immagine.
Dal 2016 è docente di fotografia presso Officine Fotografiche Roma, dove cura i corsi dedicati ai bambini e agli adolescenti.

 

opening 2 giugno 2021 dalle 11:00 alle 19:00
orari di apertura dal giovedì al sabato dalle 11.00 alle 19.00

Per informazioni: 0039/ 3386403215

sito

Venerdì 9 ottobre 2020, a partire dalle 12:00, inaugura a Magazzini Fotografici la mostra del progetto “Il caso C.” di Alfredo Covino, a cura di Chiara Capodici.

“Il caso C.” è un’indagine visiva sulla storia realmente accaduta della scomparsa di un uomo: Davide Cervia, ex sottoufficiale della Marina Militare Italiana specializzato in guerre elettroniche (GE) e vincolato a segreto militare Nato, è stato rapito nel 1990 a Velletri, alle porte di Roma. Il suo passato, anni di mansioni sui congegni e sulle armi elettroniche delle navi militari, è stato determinante per il suo destino. Un mistero lungo 30 anni fatto di indagini, depistaggi, manipolazioni, minacce e la condanna del ministero della Difesa per aver negato alla famiglia il diritto alla verità.

Alfredo Covino interpreta questa storia in un suo personale racconto, sviluppato in un’alternanza di fotografie, documenti ufficiali, immagini d’archivio, testimonianze e illustrazioni, creando un intreccio tra scenari immaginari e tracce del caso e offrendo delle chiavi interpretative concrete e visionarie su questa scomparsa.

La mostra resterà in allestimento fino al 1 novembre 2020 e sarà visitabile dal mercoledì alla domenica nei seguenti orari:

  • Mercoledì dalle 16:00 alle 20:00
  • Giovedì dalle 11:00 alle 13:30 e dalle 14:30 alle 20:00
  • Venerdì dalle 11:00 alle 13:30 e dalle 14:30 alle 20:00
  • Sabato dalle 11:00 alle 13:30 e dalle 14:30 alle 20:00
  • Domenica dalle 11:00 alle 14:30Conosciamo l’autore:

Nato nel 1973 a Roma, dove attualmente vive e lavora, Alfredo Covino ha studiato fotografia presso l’Istituto Europeo di Design e successivamente ha conseguito un Master in Fotogiornalismo presso l’Istituto Superiore di Fotografia e Comunicazione Integrata (ISFCI) di Roma. Il suo lavoro è stato esposto in mostre personali e collettive. Nel 2008, ha vinto il premio Yan Geffroy della Grazia Neri Photo Agency con il suo progetto “Dear Moldova” e nel 2010 è stato finalista ai Sony World Photography Awards. Nel 2009, Covino ha co-fondato “Punto di Svista”, un’associazione culturale sulle arti visive, ed è diventato membro del comitato editoriale della rivista online. Dal 2009 al 2014 è stato fotografo di staff in OnOff Picture Agency e i suoi lavori sono stati pubblicati su testate italiane e internazionali. Attraverso la fotografia documentaria, esplora diversi temi all’interno dei suoi progetti: dalle connessioni tra luoghi, memoria e assenza alla trasformazione dei territori, prestando particolare attenzione alle interazioni tra uomo e paesaggio. Attualmente sta ultimando il suo progetto editoriale “Il caso C.” che nel 2019 è stato finalista all’Unseen Dummy Award di Amsterdam.

www.alfredocovino.com
FB: https://www.facebook.com/alfredo.covino.31
IG: https://www.instagram.com/alfredo_covino/?hl=it
Anche in questa occasione l’opening si svolgerà con un orario esteso, che va dalle 12:00 alle 21:00.
Nel rispetto delle misure di sicurezza gli accessi verranno contingentati.
Ingresso gratuito per i soci di Magazzini Fotografici.

Per maggiori informazioni:
328 76 66 584
magazzinifotografici@gmail.com
www.magazzinifotografici.it

sito
► Siamo in pausa estiva! La mostra tornerà ad essere visitabile dal 10 settembre fino al 1 novembre 2020. Per maggiori informazioni: 3287666584 – magazzinifotografici@gmail.com ◄
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A partire dal 19 giugno 2020 Magazzini Fotografici riapre le sue porte dopo la momentanea chiusura e ha il piacere di ospitare la mostra del progetto Bord de Mer di Gabriele Basilico.
L’esposizione dà seguito, dopo la mostra di Letizia Battaglia e il Laboratorio SISF, alla collaborazione tra Magazzini Fotografici e LAB \ per un laboratorio irregolare di Antonio Biasiucci, due realtà attive nella promozione della fotografia.
Il progetto in mostra, Bord de Mer, è il risultato di una commissione ricevuta da Gabriele Basilico nel 1984/85, per conto del governo francese. L’autore fu, infatti, in quegli anni invitato a partecipare alla Mission Photographique de la DATAR (Délégation à l’Aménegement du Territoire et à l’Action Régionale), un grande progetto che coinvolgeva 20 fotografi di fama internazionale, chiamati a documentare e a interpretare attraverso le immagini, le grandi trasformazioni vissute negli anni 80’ dai paesaggi francesi.
È da questa commissione che nel 1990 nacque il volume Bord de mer in cui Gabriele Basilico descrive attraverso la fotografia porti, spiagge, coste e scogliere a picco sul mare del Nord. Le immagini furono scattate in tre regioni francesi, da Dunkerque nel Nord-Pas-de-Calais fino a Mont Saint Michel in Normandia, passando per la Piccardia.
 
Il progetto organizzato dalla D.A.T.A.R, fu, come afferma lo stesso Basilico, un’azione concreta volta a mettere in rapporto il paesaggio con la fotografia e a porre in discussione i vecchi metodi di rappresentazione geografica, che si ritennero non più adeguati a indagare la realtà. Fu proprio la fotografia il medium prescelto come erede dei vecchi sistemi di rappresentazione del paesaggio. Questo nuovo importante “passaggio” di statuto influenzò ampiamente il futuro della fotografia tra gli anni Ottanta e Novanta, rilanciando una nuova identità professionale per la figura del fotografo.
“Con Bord de Mer entrava in gioco un movimento nuovo e opposto, destabilizzante, rispetto alla mia identità di fotografo, basata sulla rapidità. I sei mesi di lavoro stabiliti dal contratto erano un tempo infinito, che permetteva il ritmo lento, il decondizionarsi, influendo così radicalmente sulla mia stessa percezione della fotografia… Quei luoghi del nord Europa, con il mare burrascoso, i cieli profondi, le nubi pesanti, con la pioggia insistente, il vento, il sole e la luce che cambiava continuamente, mi hanno spalancato una porta verso una nuova visione del paesaggio. Era il paesaggio di pittori come il Canaletto e il Bellotto, o come i Fiamminghi… artisti descrittivi, che tuttavia mi avevano fatto ben intuire come quel frammento di mondo minuziosamente dipinto andasse molto oltre, superasse i bordi del quadro per espandersi verso altri orizzonti, forse addirittura verso il mondo intero.”
 
Gabriele Basilico (Milano, 12 agosto 1944 – 13 febbraio 2013) è stato uno dei maggiori fotografi italiani ed è considerato uno dei maestri della fotografia italiana ed europea contemporanea. All’interno della sua vasta opera di riflessione sulle trasformazioni dei territori urbanizzati nel passaggio dall’era industriale a quella postindustriale, il tema della città come complesso e raffinato prodotto dell’economia e della storia occupa un posto centrale.
Guidato da un profondo interesse per le architetture e per tutti i manufatti che nel tempo hanno dato forma alle città, ha scelto il rigore dello stile documentario per raccontarne il costante processo di stratificazione che le modella, in un lavoro di indagine del rapporto tra l’uomo e lo spazio costruito durato quasi quarant’anni.
Con metodi diversi ma sempre fedeli allo stile documentario, ha creato una ininterrotta narrazione dei luoghi, indagando numerose città europee e nel mondo e al tempo stesso ponendole in relazione tra loro, restituendo la straordinaria articolazione degli scenari urbani nei quali vive l’uomo contemporaneo. Nel corso del tempo ha costruito un metodo di indagine fotografica compatto e coerente, grazie anche a quel tornare e ritornare sui luoghi, a quel continuo guardare e riguardare il paesaggio antropizzato che ha orientato quella vasta area della fotografia contemporanea che ha come vocazione l’osservazione del mondo in trasformazione.
 
La mostra resterà in allestimento fino al 1 novembre 2020 e sarà visitabile nei seguenti giorni ed orari:
Giovedì dalle 11:00 alle 13:30 e dalle 14:30 alle 20:00
Venerdì dalle 11:00 alle 13:30 e dalle 14:30 alle 20:00
Sabato dalle 11:00 alle 13:30 e dalle 14:30 alle 20:00
 
PER INFORMAZIONI:
Magazzini Fotografici
0039/ 3386403215
Via S. Giovanni in Porta, 32 – 80138, Napoli
www.magazzinifotografici.it
info@magazzinifotografici.it
Loc sito rimandato

In adeguamento alle disposizioni nazionali del 9 marzo 2020, Magazzini Fotografici resterà chiuso fino al 3 aprile.
La mostra Bord de Mer di Gabriele Basilico e le attività in programma per il mese di marzo sono rimandate.
Speriamo di comunicarvi presto le nuove date.

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A partire dal 13 marzo 2020 Magazzini Fotografici ha il piacere di ospitare la mostra del progetto Bord de Mer di Gabriele Basilico.

L’esposizione dà seguito, dopo la mostra di Letizia Battaglia e il Laboratorio SISF, alla collaborazione tra Magazzini Fotografici e LAB \ per un laboratorio irregolare di Antonio Biasiucci, due realtà attive nella promozione della fotografia.

Il progetto in mostra, Bord de Mer, è il risultato di una commissione ricevuta da Gabriele Basilico nel 1984/85, per conto del governo francese. L’autore fu, infatti, in quegli anni invitato a partecipare alla Mission Photographique de la DATAR (Délégation à l’Aménegement du Territoire et à l’Action Régionale), un grande progetto che coinvolgeva 20 fotografi di fama internazionale, chiamati a documentare e a interpretare attraverso le immagini, le grandi trasformazioni vissute negli anni 80’ dai paesaggi francesi.
È da questa commissione che nel 1990 nacque il volume Bord de mer in cui Gabriele Basilico descrive attraverso la fotografia porti, spiagge, coste e scogliere a picco sul mare del Nord. Le immagini furono scattate in tre regioni francesi, da Dunkerque nel Nord-Pas-de-Calais fino a Mont Saint Michel in Normandia, passando per la Piccardia.

Il progetto organizzato dalla D.A.T.A.R, fu, come afferma lo stesso Basilico, un’azione concreta volta a mettere in rapporto il paesaggio con la fotografia e a porre in discussione i vecchi metodi di rappresentazione geografica, che si ritennero non più adeguati a indagare la realtà. Fu proprio la fotografia il medium prescelto come erede dei vecchi sistemi di rappresentazione del paesaggio. Questo nuovo importante “passaggio” di statuto influenzò ampiamente il futuro della fotografia tra gli anni Ottanta e Novanta, rilanciando una nuova identità professionale per la figura del fotografo.
“ Con Bord de Mer entrava in gioco un movimento nuovo e opposto, destabilizzante, rispetto alla mia identità di fotografo, basata sulla rapidità. I sei mesi di lavoro stabiliti dal contratto erano un tempo infinito, che permetteva il ritmo lento, il decondizionarsi, influendo così radicalmente sulla mia stessa percezione della fotografia… Quei luoghi del nord Europa, con il mare burrascoso, i cieli profondi, le nubi pesanti, con la pioggia insistente, il vento, il sole e la luce che cambiava continuamente, mi hanno spalancato una porta verso una nuova visione del paesaggio. Era il paesaggio di pittori come il Canaletto e il Bellotto, o come i Fiamminghi… artisti descrittivi, che tuttavia mi avevano fatto ben intuire come quel frammento di mondo minuziosamente dipinto andasse molto oltre, superasse i bordi del quadro per espandersi verso altri orizzonti, forse addirittura verso il mondo intero.”

Gabriele Basilico (Milano, 12 agosto 1944 – 13 febbraio 2013) è stato uno dei maggiori fotografi italiani ed è considerato uno dei maestri della fotografia italiana ed europea contemporanea. All’interno della sua vasta opera di riflessione sulle trasformazioni dei territori urbanizzati nel passaggio dall’era industriale a quella postindustriale, il tema della città come complesso e raffinato prodotto dell’economia e della storia occupa un posto centrale.
Guidato da un profondo interesse per le architetture e per tutti i manufatti che nel tempo hanno dato forma alle città, ha scelto il rigore dello stile documentario per raccontarne il costante processo di stratificazione che le modella, in un lavoro di indagine del rapporto tra l’uomo e lo spazio costruito durato quasi quarant’anni.
Con metodi diversi ma sempre fedeli allo stile documentario, ha creato una ininterrotta narrazione dei luoghi, indagando numerose città europee e nel mondo e al tempo stesso ponendole in relazione tra loro, restituendo la straordinaria articolazione degli scenari urbani nei quali vive l’uomo contemporaneo. Nel corso del tempo ha costruito un metodo di indagine fotografica compatto e coerente, grazie anche a quel tornare e ritornare sui luoghi, a quel continuo guardare e riguardare il paesaggio antropizzato che ha orientato quella vasta area della fotografia contemporanea che ha come vocazione l’osservazione del mondo in trasformazione.

Ingresso GRATUITO per i soci 2020

La mostra sarà visitabile a partire da venerdì 13 marzo dalle 11:00 alle 22:00.
Per i giorni a seguire, fino al 31 maggio 2020, Magazzini Fotografici resterà aperto negli orari consueti: dal mercoledì al sabato dalle 11:00 alle 19:00 e domenica dalle 11:00 alle 14:30.
Nel rispetto delle misure di sicurezza nazionali, non sarà previsto un evento serale per l’opening della mostra. Confidiamo molto nell’efficacia di queste piccole precauzioni e ci impegnamo nel ridurre le occasioni che coinvolgono un numero elevato di persone.

Sito
È con grandissima emozione che vi annunciamo la prossima mostra in allestimento: a partire dal 13 dicembre 2019 Magazzini Fotografici ha il piacere di ospitare l’immensa Letizia Battaglia.
In occasione della sua visita a Napoli, Letizia ha personalmente scelto dal suo archivio di stampe vintage una selezione di scatti che rappresentano uno spaccato della sua ricerca fotografica.
La mostra è esclusivamente ideata per portare a Napoli foto storiche, giornalistiche, ritratti che raccontano gli anni di una Palermo difficile, con lo sguardo intimo, profondo ed emozionato di una fotografa in grado di documentare gli effetti dell’azione della mafia sulla società ma anche di cogliere le radicate problematiche della condizione femminile, attraverso gli sguardi delle donne e delle bambine da lei ritratte.
Quello di Letizia Battaglia è un racconto delle contraddizioni e delle ferite di Palermo, città complessa da lei profondamente amata, terra in cui l’ autrice si è costruita indipendenza e libertà in un periodo storico molto difficile.
Nei suoi scatti da cronista nella Palermo degli anni ‘70 ritroviamo immortalati i delitti di mafia che l’hanno resa simbolo della battaglia contro la criminalità organizzata e l’omertà che ne alimenta il potere. Nello sguardo delle bambine che fotografa ritroviamo un po’ della sua infanzia complessa in un racconto intenso, che riflette la profonda interiorità della fotografa e quella dei soggetti ritratti.
 
Letizia Battaglia, 84 anni, fotografa di fama mondiale, per il New York Times è «una delle 11 donne che hanno segnato il nostro tempo». Ha contraddistinto la sua carriera per l’appassionato impegno sociale e politico. Per trent’anni ha fotografato la sua terra, la Sicilia, con immagini in bianco e nero crude e dolorose, denunciando l’attività mafiosa con reportage coraggiosi e incisivi per il quotidiano «L’Ora» di Palermo, attività l’ha resa prima donna-fotografo a lavorare per un giornale italiano.
Convinta della validità dell’impegno civile come fattore di cambiamento, nel corso degli anni ha messo il suo talento e la sua passione al servizio di cause diverse, dalla questione femminile, ai problemi ambientali, ai diritti dei carcerati, in veste di fotografa, regista, editrice, ambientalista (è stata consigliere comunale, assessore e deputato regionale).
Nella sua carriera ha saputo conciliare alla perfezione arte, impegno, coscienza e cuore.
 
| La fotografa sarà presente all’opening della mostra, previsto per il 13 dicembre alle h19:00 |
La mostra resterà in allestimento fino all’8 marzo 2020.
immagine per sito MAG

Il 24 gennaio 2020 a partire dalle 19:00 Sara Munari presenta a Magazzini Fotografici la mostra “Non ditelo a mia madre”, il racconto di un viaggio fantastico in un lontana galassia costruito attraverso fotografie analogiche scattate per lo più in Islanda e una video installazione.

“Se il genere umano non avesse ambiziosamente progettato nel suo percorso, o non avesse sperato in eventi irrealizzabili o ancora non avesse provato a tradurre in realtà sogni fantascientifici, saremmo ancora coi piedi a terra, senza mai aver provato nemmeno a volare.
Jules Verne, ha lanciato una bella sfida, collocando, nel romanzo “Viaggio al centro della Terra”, all’interno di un vulcano (Snæfellsjökull) in Islanda, il passaggio che conduce appunto, al centro della Terra. L’Islanda è luogo dove ho scattato tutte le immagini del mio lavoro.
Sappiamo poco di quello che c’è sulla terra, figuriamoci di ciò che ne sta al di fuori.
Intravediamo, attraverso la scienza, come il nostro pianeta, sia in una periferia della galassia, di una dei miliardi di quelle presenti nel nostro universo.
Forse una civiltà di qualche centinaia o milioni di anni superiore alla nostra, ha già risolto l’incognita dei viaggi in pianeti lontani, anche se a noi potrebbe sembrare fantasioso, un po’ come per una formica percorrere il tragitto Milano-Roma.
Cosa giustifica l’intolleranza o il fastidio di molti, quando si parla di extraterrestri o di ufo?
Se la rivoluzione copernicana, ha allontanato l’uomo dal centro dell’universo, una “rivoluzione” in questo senso porterebbe la nostra civiltà, necessariamente in rapporto ad altre. Non posso essere certa dell’esistenza di civiltà extraterrestri, né effettivamente convinta di possibili visite nell’antichità, sul nostro satellite e sulla Terra, da parte di esseri alieni. Ma vi racconto cosa mi è successo…
In questo filone possibilista, si colloca <Non ditelo a mia madre>.”

Sara Munari nasce a Milano nel 72. Vive e lavora a Lecco. Studia fotografia all’Isfav di Padova dove si diploma come fotografa professionista. Apre, nel 2001, LA STAZIONE FOTOGRAFICA, Studio e galleria per esposizioni fotografiche e corsi, nel quale svolge la sua attività di fotografa. Docente di Storia della fotografia e di Comunicazione Visiva presso ISTITUTO ITALIANO DI FOTOGRAFIA di Milano. Dal 2005 al 2008 è direttore artistico di LECCOIMMAGIFESTIVAL per il quale organizza mostre di grandi autori della fotografia Italiana e giovani autori di tutta Europa. Organizza workshop con autori di rilievo nel panorama nazionale. Espone in Italia ed Europa presso gallerie, Festival e musei d’arte contemporanea. Fa da giurata e lettrice portfolio in Premi e Festival Nazionali. Gira l’Italia per tenere conferenze, corsi e letture portfolio. Scrive tre libri di teoria sulla fotografia e ne pubblica di 4 di sue fotografie. Apre il blog Musa nel 2015, che ottiene molto successo. Apre nel 2019 Musa Fotografia, centro per corsi, mostre, presentazioni e tutto ciò che riguarda la fotografia, a Monza. Ottiene premi e riconoscimenti a livello internazionale.
Si diverte con la fotografia, la ama e la rispetta.

OPENING 24 gennaio h19:00
INGRESSO GRATUITO per i soci 2020

In occasione del suo viaggio a Napoli, Sara Munari terrà anche il laboratorio Storytelling Fotografico – Workshop con Sara Munari

immagine per sito MAG

Il 20 settembre 2019 alle 19:00 Magazzini Fotografici dà il via ad una nuova grande stagione di mostre portando nelle sue sale Obsolete & Discontinued, un progetto che attraverso la raccolta di materiali fotografici di scarto, restituisce nuova vita alla fotografia analogica considerata obsoleta.

Nel marzo 2015 il fotografo e stampatore inglese Mike Crawford riceve in regalo da un cliente una grossa quantità di carta e film fotografici obsoleti: numerose scatole e pacchetti, la maggior parte dei quali vecchi oltre i 20-30 anni, andati da molto tempo fuori produzione. La carta fotografica ha una durata di conservazione solitamente limitata ma con grande stupore, dopo aver effettuato alcuni test, Crawford si rende conto che i risultati ottenuti sono invece incoraggianti. Le carte che sembravano inutilizzabili e degradate rispondevano bene alle tecniche di stampa moderne.

Ed è per questo motivo che decide di dare il via al progetto Obsolete&Discontinued: Crawford chiama a raccolta oltre 50 grandi nomi della fotografia e dell’arte, affinché accettassero la sfida di produrre nuovi lavori usando quella carta destinata al macero.

Tra i fotografi partecipanti:  Melanie King, Jaden Hastings, Yaz Norris, Joan Teixidor ,Angela Easterling, Peter Moseley, Tina Rowe, Helen Nias, Andrew Whittle, Brian Griffin, Robin Gillanders, Hiro Matsuoka, Gabriela Mazowiecka, Rosie Holtom, David Bruce, Andrew Firth, Borut Peterlin, Guillaume Zuili, Jim Lister, Nicola Jane Maskrey, Andy Billington, Asya Gefter, Beth Dow, Wolfgang Moersch, Anna C. Wagner and Tobias D. Kern, Andres Pantoja, Morten Kolve, Debbie Sears, Keith Taylor, Tanja Verlak, Joakim Ahnfelt, Sheila McKinney, Joachim Falck-Hansen, Laura Ellenberger, Sebnem Ugural, Anna C. Wagner, Laurie Baggett, Douglas Nicolson, Andrew Chisholm, Angela Easterling, Constanza Isaza Martinez, Molly Behagg, Mike Crawford, Claus Dieter Geissler, Ky Lewis, Myka Baum, Hannah Fletcher, Holly Shackleton, Madaleine Trigg, Brittonie Fletcher, Daniel P. Berrange, Andrej Lamut, Jacqueline Butler, Evan Thomas, Guy Paterson, Almudena Romero

Le opere riconsegnate erano state sviluppate con i processi più disparati come gelatina d’argento, litografia, collodio umido, carta negativa e diverse tecniche ibride analogiche e digitali, componendo un progetto che esalta totalmente il potenziale unico della fotografia analogica.

In mostra a Magazzini Fotografici a partire dal 20 settembre.

 

Foto: “Burn the Sea” Mordançage by Brittonie Fletcher