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Il 18 settembre alle 20:30 vi aspettiamo, in anteprima sulla riapertura stagionale, per inaugurare la nuova stagione di Cinemagazzini&FilmOff, la nostra rassegna dedicata alla cine-fotografia della Nouvelle Vague realizzata in partnership con filmOff.

Per il primo appuntamento della nuova stagione partiamo con una doppia proiezione:
1 • IL DISPREZZO (LE MÉPRIS)
regia: Jean-Luc Godard
Francia 1963, colore,103 minuti
Tratto dall’omonimo romanzo del 1954 di Alberto Moravia.

“Il disprezzo offre a Godard, per la prima volta, la possibilità di parlare direttamente del mondo del cinema, delle relazioni ambigue intrattenute fra un produttore, un cineasta, uno sceneggiatore e una diva […]. Come ha confidato lo stesso Moravia a Enzo Siciliano, il suo romanzo è ispirato a una disavventura accaduta nella vita dello scrittore Vitaliano Brancati, che il romanziere ha incrociato durante un’esperienza comune, perché ha assistito da vicino alla preparazione di Ulisse, girato da Mario Camerini nel 1953 con Kirk Douglas e Silvana Mangano. Brancati, che lavorava per il cinema in modo esclusivamente mercenario, allo scopo di poter offrire una casa a sua moglie, si è visto lasciare da questa proprio il giorno stesso in cui è riuscito ad acquistarla. Ecco un secondo aspetto del romanzo che interessa Godard: l’anatomia del fallimento di una coppia. Come, bruscamente, ciò che era amore si trasforma in indifferenza, e peggio ancora, in “disprezzo” per l’altro… Quali sono i meccanismi improvvisi ma irrimediabili del disamore? Per Godard cineasta […] da lungo tempo affascinato dai legami fra il denaro e l’arte, come per Godard marito di Anna Karina, quest’uomo che sente la moglie sfuggirgli, Il disprezzo rappresenta allora un doppio soggetto di interesse, quasi autobiografico. […]”
Antoine de Baecque, Godard. Biographie, Grasset, Paris 2010

&
2 • PAPARAZZI
regia: Jacques Rozier
Francia 1963, b&n, v.o. sott.ita., 18 minuti

“Jacques Rozier gira Paparazzi nel 1963, a Capri, a margine della lavorazione del film di Jean-Luc Godard
Il disprezzo. Godard aveva conosciuto Rozier scoprendo nel 1958 il suo Blue Jeans. Nel frattempo Rozier ha realizzato Adieu Philippine (Desideri nel sole, 1962), e l’amicizia tra i due, nonché il loro comune coinvolgimento nella nouvelle vague, incoraggiano Rozier a proporsi a Godard come autore del making del suo film.
Il disprezzo è un film particolarmente atteso: vi s’incontrano due figure opposte del cinema, la star incontestata del cinema francese del momento e il giovane cineasta della nouvelle vague. Rozier scopre la quantità di fotografi che inseguono la star, e che, da quando Fellini li ha battezzati così, si chiamano paparazzi, termine sconosciuto in Francia.Sulla base di una ricostruzione documentaria (il film comincia con
l’incontro a Capri tra Brigitte Bardot e Jean-Luc Godard), Rozier propone senza indugi, in modo originale e calcolato insieme, grazie a un gioco di campi e controcampi, un dialogo tra B.B. e tre paparazzi. Con una regia e un montaggio particolarmente dinamico, che danno al film un carattere di modernità sempre attuale.
E una colonna sonora che fa vivacemente la sua parte: rumori e parole che si accavallano in piena libertà. Mentre la musica dà ritmo e cadenza alle inquadrature. Il ritmo sostenuto del film accompagna la tensione tra paparazzi e troupe. Rozier è divertito da questo clima nervoso, al quale dà un’impronta estrosa e burlesca, una tonalità che ritroveremo nella maggioranza dei suoi film.Come Renoir e Vigo, Rozier è un cineasta libero.
Osserva costantemente con sguardo distaccato e divertito il mondo che va scoprendo, e che traduce in immagini con la sua poesia e con la complicità di personaggi carismatici o pittoreschi.”
Hervé Pichard

La partecipazione è GRATUITA per i soci 2019
Per info e prenotazioni: admin@magazzinifotografici.it

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Il 20 settembre 2019 alle 19:00 Magazzini Fotografici dà il via ad una nuova grande stagione di mostre portando nelle sue sale Obsolete & Discontinued, un progetto che attraverso la raccolta di materiali fotografici di scarto, restituisce nuova vita alla fotografia analogica considerata obsoleta.

Nel marzo 2015 il fotografo e stampatore inglese Mike Crawford riceve in regalo da un cliente una grossa quantità di carta e film fotografici obsoleti: numerose scatole e pacchetti, la maggior parte dei quali vecchi oltre i 20-30 anni, andati da molto tempo fuori produzione. La carta fotografica ha una durata di conservazione solitamente limitata ma con grande stupore, dopo aver effettuato alcuni test, Crawford si rende conto che i risultati ottenuti sono invece incoraggianti. Le carte che sembravano inutilizzabili e degradate rispondevano bene alle tecniche di stampa moderne.

Ed è per questo motivo che decide di dare il via al progetto Obsolete&Discontinued: Crawford chiama a raccolta oltre 50 grandi nomi della fotografia e dell’arte, affinché accettassero la sfida di produrre nuovi lavori usando quella carta destinata al macero.

Tra i fotografi partecipanti:  Melanie King, Jaden Hastings, Yaz Norris, Joan Teixidor ,Angela Easterling, Peter Moseley, Tina Rowe, Helen Nias, Andrew Whittle, Brian Griffin, Robin Gillanders, Hiro Matsuoka, Gabriela Mazowiecka, Rosie Holtom, David Bruce, Andrew Firth, Borut Peterlin, Guillaume Zuili, Jim Lister, Nicola Jane Maskrey, Andy Billington, Asya Gefter, Beth Dow, Wolfgang Moersch, Anna C. Wagner and Tobias D. Kern, Andres Pantoja, Morten Kolve, Debbie Sears, Keith Taylor, Tanja Verlak, Joakim Ahnfelt, Sheila McKinney, Joachim Falck-Hansen, Laura Ellenberger, Sebnem Ugural, Anna C. Wagner, Laurie Baggett, Douglas Nicolson, Andrew Chisholm, Angela Easterling, Constanza Isaza Martinez, Molly Behagg, Mike Crawford, Claus Dieter Geissler, Ky Lewis, Myka Baum, Hannah Fletcher, Holly Shackleton, Madaleine Trigg, Brittonie Fletcher, Daniel P. Berrange, Andrej Lamut, Jacqueline Butler, Evan Thomas, Guy Paterson, Almudena Romero

Le opere riconsegnate erano state sviluppate con i processi più disparati come gelatina d’argento, litografia, collodio umido, carta negativa e diverse tecniche ibride analogiche e digitali, componendo un progetto che esalta totalmente il potenziale unico della fotografia analogica.

In mostra a Magazzini Fotografici a partire dal 20 settembre.

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La tredicesima edizione del nostro format spazioFOTOcopia è in collaborazione con il festival Castelnuovo Fotografia!

Il tema è stato scelto in occasione della prossima edizione del festival, con la direzione artistica di Elisabetta Portoghese, dedicato al flusso migratorio.
L’evento avrà varie forme:
– la mostra collettiva a Magazzini Fotografici che inaugurerà venerdì 20 settembre 2019 alle 19.00
– uno slideshow con i migliori lavori selezionati che saranno proiettati nelle giornate inaugurali del festival (sabato 28 e domenica 29 settembre 2019).

Le fotografie migliori tra quelle selezionate, oltre a far parte della mostra e della proiezione, saranno pubblicate sul num. 9 della nostra zine #M che troverete sia a Castelnuovo Fotografia che nel bookshop di Magazzini Fotografici.

PER PARTECIPARE
-minimo 5 massimo 10 immagini;
-30 x 20 cm;
-300 dpi;
-nominare i file con Nome_ Cognome_ Luogo_ Anno;
(ad es. Mario_Rossi_Perù_1975)
-una breve bio.

Inviate i file in una cartella zip tramite wetransfer a magazzinifotografici@gmail.com, entro e non oltre domenica 8 settembre 2019-
N.B.: Non si accettano altre modalità di invio se non tramite la piattaforma wetransfer.
In caso di progetto fotografico, inviate anche una sinossi del lavoro.
Qui tutti i dettagli sul nostro format #spazioFOTOcopia.

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Il 21 e 22 settembre 2019 Valentina Medda presenta a Magazzini fotografici il workshop Fotografare con il corpo, un corso per imparare a fotografare attraverso l’uso dei 5 sensi.

DESCRIZIONE CORSO

Partendo dal presupposto che per fotografare un luogo sia necessario “sentirlo”, il laboratorio si pone come obbiettivo quello di offrire ai partecipanti degli strumenti di osservazione dello spazio urbano che passino per la sua esplorazione fisica, spostando l’atto del guardare dagli occhi al corpo.
Attraverso degli esercizi presi dalla pratica artistica e performativa di Valentina,  gli studenti impareranno a leggere la città usando il proprio corpo e i propri sensi come unità di misura e di valutazione.  La condivisione di brevi letture scelte e di alcuni lavori artistici stimoleranno inoltre una riflessione sulla natura dei luoghi stessi e la loro accessibilità, in modo da tornare al mezzo fotografico -e al proprio corpo- con uno sguardo più originale e critico.
Le due giornate laboratoriali sono articolate in 4 sezioni, di cui le prime tre, Guardare lo spazio, Sentire lo Spazio e Occupare lo Spazio, sono esplorative e fisiche,  mentre  la quarta, Fotografare con il Corpo, è dedicata all’atto del fotografare.

Giorno 1 | Guardare e Sentire lo spazio
11:00/18:00

Il primo giorno, dopo un’ introduzione al corso e un giro di presentazione degli studenti, verranno studiati alcuni lavori e letti stralci di un testo che interroga le modalità del guardare.
Si proseguirà subito con la pratica, attraverso due esercizi, uno collettivo e l’altro individuale, in cui gli studenti saranno spinti a interrogarsi su “cosa guardano quando guardano”, e su come possono interagire con il contesto architettonico. Fra i due esercizi, intervallati da una pausa pranzo, si tornerà in classe per confrontarsi sulle rispettive esperienze.
Non è richiesta la macchina fotografica in questa fase di lavoro.

Giorno 2 | Occupare lo spazio e Fotografare con il corpo
11:00/18:00

Il secondo giorno è prevista una prima fase di lavoro sulla messa in evidenza dei limiti dello spazio urbano, attraverso un esercizio in cui i partecipanti, divisi per coppie,  compiranno in un luogo da loro scelto delle semplici azioni sulla base delle istruzioni di Valentina. Poi si passerà all’atto del fotografare dove verrà chiesto agli studenti di tornare sui luoghi esplorati nei giorni precedenti, di interrogandosi sulle questioni venute fuori durante il laboratorio e di produrre ognuno un massimo di 5 scatti.
La giornata si concluderà in classe, dove saranno guardate le immagini catturate e dette le ragioni dietro gli scatti.
Tutti gli esercizi del workshop sono all’esterno.
È preferibile indossare abiti comodi e che possono essere sporcati.

Il laboratorio è rivolti a fotografi non principianti -professionisti o meno- o ad artisti visivi interessati all’uso del mezzo fotografico.
Non è invece necessaria nessuna esperienza fisica particolare.

Costo del laboratorio:  120€ + tessera associativa

Per iscrizioni vmedda@gmail.com

Valentina Medda è un’artista interdisciplinare e performer proveniente dall’underground politico italiano. Laureata in filosofia e con una formazione nella danza e nel teatro fisico, dopo aver lavorato come performer per Anna Albertarelli e altri progetti indipendenti, si è dedicata completamente alle arti visive, diplomandosi all’ICP di NY.

Negli ultimi anni è stata artista in residenza, al BAR di Beirut, alla Cité de arts e Le Couvent de Recollet a Parigi, a Flux Factory a NY, a Les bains connective a Brussels, OPEN/CARE a Milano. Fra i premi e le fellowships ricevute, si contano il Roberto Cimetta Mobility Grant, il Kodad Color Elite, la Immigrant Artist Mentorship della New York Foundation for the Arts, il TINA Art Prize. Il suo lavoro e’ stato esibito in italia e all’estero, da NY a Praga e Parigi.

Come educatrice, ha insegnato allo Spazio Labò di Bologna, alla Cooperativa Anni Verdi di Bologna e in vari spazi della scena culturale underground –MACAO a Milano,  Fivizzano27 a Roma  e Flux Factory a NY– oltre  ad essere stata Artist Mentor per la New York Foundation for the Arts per tre anni consecutivi. Al momento sta portando in giro  due workshop –Performing Spaces e Fotografare con il corpo– che  considera come declinazioni della sua pratica artistica.

Il suo lavoro si snoda tra la performance, l’immagine e l’intervento/installazione, situandosi al confine labile che delimita, e lega, pubblico e privato, corpo e architettura, città e appartenenza sociale.

Fra i suoi prossimi progetti la partecipazione alla 49a edizione di Santarcangelo Festival, la mostra Body in Exile alla Geary Contemporary di NY, la presentazione del progetto di mappatura partecipativo Cities by Night presso la Biblioteca Comunale di Imola, e il Tour Untitled# attraverso varie città Italiane.

Valentina attualmente vive e lavora a Bologna.

www.valentinamedda.com
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Quinto ed ultimo appuntamento della stagione per Behind the Icons, il format tenuto da Roberta Fuorvia, che ci porta alla scoperta delle storie dietro le immagini.

Il 27 giugno alle 19:00 chiudiamo questo primo capitolo con il controverso scatto di Neil Leifer “Muhammad Alì VS Sonny Liston”.

La foto raffigura Muhammad Ali, che all’epoca si chiamava ancora Cassius Clay, nell’instante in cui mette al tappeto Sonny Liston.
A Campione del Mondo dei Pesi Massimi già celebrato, dopo la prima sfida vinta da Ali, questo secondo match venne organizzato per la rivincita di Liston un anno dopo.
L’andamento della sfida resterà avvolto per sempre nel mistero.

Ne parliamo il 27 giugno alle 19:00.

La partecipazione è GRATUITA per i soci 2019.
Per info e prenotazioni: eventi@magazzinifotografici.it

sito

Per l’ultimo appuntamento della stagione con #cineMAGAZZINI in proiezione il 26 giungo il docufilm “La lente delle meraviglie“, ritratto di uno dei più grandi fotografi del XX secolo, Robert Doisneau.

• Grazie a un ricco archivio di immagini inedite, interviste ai suoi amici, “complici” e rarissimi video di repertorio, La lente delle meraviglie è lo straordinario ritratto di uno dei più grandi fotografi del XX secolo, noto per capolavori immortali come “Il bacio” e per un approccio profondamente umanista verso l’Arte. Il film racconta la sua vita da giovane ragazzo delle periferie fino a diventare una superstar della fotografia, mostrando tutta la sua determinazione a divenire il più grande “ritrattista della felicità umana”.

Doppia proiezione h19:00 e h21:00
Contributo richiesto ai soci 2019: 3€

Prenotazioni a: admin@magazzinifotografici.it

Pino Musi_Border Soundscapes_cop

Il 19 giugno alle 19:00 Pino Musi presenta a Magazzini Fotografici il suo ultimo libro “Border Soundscapes”, edito da Artphilein Editions. In occasione della presentazione l’autore dialogherà con Antonello Scotti su questioni legate al pensiero progettuale ed alla pratica del fare libro.

La realizzazione di “Border Soundscapes” prende origine dall’ascolto di “String Quartet (II)” (God Records, 2008), un’opera di Morton Feldman, esponente di spicco della Indeterminate Music.
Come in un percorso di “indeterminacy”, le immagini di Musi si sviluppano in una traiettoria tangente ai grandi svincoli delle superstrade – del périphérique – seguendo la costante di una monotonia che ci immerge in terre di nessuno dove si espandono i grandi cantieri a proporre massicci agglomerati abitativi, per il momento ancora privi di vita umana.
Siamo quindi attratti in un continuum, in cui la materia è stilizzata e resa omogenea dal fluire dei dati. L’astrazione, nelle immagini di Musi, deve essere pensata a partire dalla sua dimensione quantitativa – geometrica, digitale, informatica, elettronica –, idea che si spinge al di là di una banale formalizzazione estetizzante delle strutture. Musi non è alla ricerca di un bello qualitativo ma di un sublime quantitativo. Un sublime che opprime, e che delude ogni forma di conoscenza.

Pino Musi è nato a Salerno nel 1958 e attualmente vive a Parigi.

Si avvicina alla fotografia all’età di quattordici anni, quando inizia ad apprendere da autodidatta la tecnica del bianco e nero.
Nel tempo, il suo lavoro si interseca con molteplici aree di interesse,
dall’antropologia all’architettura, dall’archeologia alla produzione industriale.
Contraddistinta dall’insistente sperimentazione sulla forma, mai fine a se stessa, ma parte di un percorso progettuale coerente, la ricerca di Pino Musi trova modalità di espressione privilegiata nella
realizzazione di libri ed in particolare di libri d’artista, ricevendo importanti riconoscimenti internazionali.
Opere originali dell’autore fanno parte di importanti collezioni private e pubbliche, in Italia e all’estero, fra cui quelle della Fondazione Rolla, della Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, della Fondazione Fotografia di Modena, del FRAC (Fonds régional d’art contemporain) Bretagne.

Antonello Scotti nasce a Pozzuoli nel 1961, vive e lavora a Napoli.
Si forma all’Accademia di Belle Arti di Napoli, frequentando il corso di pittura. Già dagli anni ’80 inizia la sua attività di artista con interventi in spazi pubblici e privati, sia in Italia che all’estero, privilegiando per lo più la Francia. Oltre alla pittura fortemente concettuale, il suo interesse si è esteso alla fotografia, in modo particolare all’editing delle immagini; interessandosi di fatto ad una lettura volta a quanto di latente è presente all’interno di un impianto iconografico. Questo sapere acquisito lo ha applicato alla costruzione di un’idea, in evoluzione, del cosiddetto photobook, inteso come momento concreto di riflessione, atto a stabilire quell’incipit teorico-metodologico, su come non fare un “catalogo” di fotografie. Pertanto scrive: “Per non fare un photobook è necessario rendere irriconoscibile il percorso narrativo, irriconoscibile nel senso che una configurazione quanto più è frammentaria tanto più il significato, esplicito o remoto, è non riconoscibile. Ovvero alterare quegli assiomi di certezza presenti di sovente in quella tipologia di libro: la struttura consequenziale, data per assonanze di forme, per contiguità cromatica, per contrappunti di pieni e vuoti, etc…”.
Negli ultimi tempi Antonello Scotti svolge, insieme al fotografo e amico Pino Musi, uno studio sul rapporto tra testo e immagine, dove il verbale e il visivo collidono in una dialettica antinomica.

FILE - In this June 8, 1972 file photo, South Vietnamese forces follow after terrified children, including 9-year-old Kim Phuc, center, as they run down Route 1 near Trang Bang after an aerial napalm attack on suspected Viet Cong hiding places. A South Vietnamese plane accidentally dropped its flaming napalm on South Vietnamese troops and civilians. The terrified girl had ripped off her burning clothes while fleeing. The children from left to right are: Phan Thanh Tam, younger brother of Kim Phuc, who lost an eye, Phan Thanh Phouc, youngest brother of Kim Phuc, Kim Phuc, and Kim's cousins Ho Van Bon, and Ho Thi Ting. Behind them are soldiers of the Vietnam Army 25th Division. (AP Photo/Nick Ut, File)

Siamo giunti al quarto appuntamento con Behind the Icons, il format tenuto da Roberta Fuorvia, che ci porta alla scoperta delle storie dietro le immagini.
Il prossimo incontro, previsto per il 30 maggio alle 19:00, ha per protagonista una delle immagini più toccanti della storia, il famosissimo scatto di Nick Ut “Napalm girl”.

L’immagine scattata l’8 giugno 1972 e diventata simbolo della Guerra del Vietnam, mostra Kim Phuc – una bambina di nove anni -mentre fugge da un villaggio completamente nuda insieme ad altri bambini, dopo essere stata gravemente ustionata sulle braccia e sulla schiena da un bombardamento al napalm delle forze aeree del Vietnam del sud.

La partecipazione è GRATUITA per i soci 2019.
Per info e prenotazioni: eventi@magazzinifotografici.it
Prossimo appuntamento:
QUINTO INCONTRO
Neil Leifer “Muhammad Alì VS Sonny Liston, 1965”

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Il 14 giugno alle 19:00, in contemporanea all’opening della mostra Japan del fotografo MAGNUM Chris Steele-Perkins, Materia Critica presenta nelle sale di Magazzini Fotografici la mostra EXPORTING THE LOOP.

Il progetto racconta dello spazio fisico, visivo e mentale che occupa la pubblicità nelle nostre vite. Il lavoro prova a sottolineare la condizione che noi tutti condividiamo: siamo consumatori prima di essere cittadini.
Materia Critica prende una chiara posizione condannando il potere della pubblicità di “appiattire” la complessità del mondo, occultando le ingiustizie sociali, e quindi ignorando completamente l’altro 99% del mondo.

Le fotografie immortalano quelle che noi chiamiamo “case pubblicitarie”, visibili dappertutto ad Antananarivo, la capitale del Madagascar, dove le mura delle case private vengono facilmente trasformate in cartelloni pubblicitari.
Le immagini sono combinate ad una selezione di open data, con lo scopo di sottolineare quante energie e quanti soldi vengono spesi oggi nel mondo per la pubblicità.

Materia Critica è uno studio creativo multimediale.
Video, fotografie, graphic design, oggetti di design, installazioni vengono usati per creare parallelismi simbolici che rendano visibile ciò che difficilmente riesce ad essere percepito. Materia Critica indaga i fenomeni sociali e culturali con un approccio multidisciplinare e human-centered.
I tre fondatori: Francesco Elipanni, Maria Naomi Galavotti e Martina Ranedda si conoscono durante gli studi in Design e Arti e nel 2018 decidono di aprire lo studio tra Reggio Emilia e Parma, dove ad oggi vivono e lavorano.

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Il 14 giugno 2019 alle 19:00 il fotografo Magnum Photos Chris Steele-Perkins presenta a Magazzini Fotografici il suo progetto JAPAN.
Una mostra a cura di Laura Noble, direttrice della L A Noble Gallery.

Il forte legame che il fotografo Chris Steele-Perkins ha con il Giappone è nato molti anni fa e si è consolidato con le sue 48 visite al paese. In questi suoi numerosi viaggi si sono susseguite esperienze ed avvenimenti di varia natura, tra cui il tragico tsunami del Tōhoku del 2011.
Il Giappone è un luogo di contraddizione, molto legato alle antiche tradizioni ma allo stesso tempo artefice costante di nuove tendenze, che vanno dalla moda alla tecnologia, adottate da tutto il paese
con un entusiasmo sfrenato.

Per noi occidentali le usanze giapponesi risultano essere completamente estranee al nostro modo di vivere e di conseguenza assumono un fascino particolare.
Le città e le comunità rurali regalano al paese atmosfere e ambienti completamente diversi tra loro. Le luci al neon sempre accese di Tokyo sono vivaci e sorprendenti ma nel frastuono della città, la
silenziosa maestà del Monte Fuji appare sempre presente, immobile e senza tempo.
Steele-Perkins, con il suo progetto Japan, celebra questa deliziosa combinazione di bello e bizzarro e racconta i molti strati di una cultura ricca di tradizione e nuove tendenze.
Abitudini, sport, modi di vestire diversi si alternano tra la radicata cultura conservatrice e il moderno culto della stravaganza. Questo strano e particolare equilibrio ci permette di godere della peculiare
natura di una nazione molto diversa dall’Occidente e della sua immensa ricchezza culturale.

Opening 14 giugno 2019
Il fotografo sarà inoltre nostro insegnante d’eccezione, insieme a Laura Noble, per il Workshop Expanding your horizon del 14, 15 e 16 giugno.